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Il Congresso spagnolo dà il via libera alla cannabis terapeutica: cosa possiamo aspettarci adesso?

Di: Daniel C. Attivismo

La tanto attesa regolamentazione della cannabis medicinale in Spagna potrebbe diventare realtà entro la fine di quest’anno, con scadenza il 27 dicembre 2022. Ma quello che alcuni considerano un enorme progresso per i diritti dei pazienti, potrebbe diventare lo scherzo piú grande mai raccontato, poiché non è ancora chiaro come il governo gestirà una questione che, al di là del suo adattamento politico, tocca la società nel suo insieme.

Il 27 giugno la Spagna ha dato il definitivo sì alla regolamentazione della cannabis medicinale, quando la Commissione Salute e Consumo del Congresso dei Deputati ha approvato il parere della sottocommissione per la cannabis medicinale che ha concesso l’avallo del regolamento della pianta a fini terapeutici, dopo aver ascoltato 23 esperti (anche internazionali) nell’arco di cinque mesi.

Il ministero della Salute aveva già detto che avrebbe accettato le conclusioni di questa commissione parlamentare, parere che è stato sostenuto da PSOE, Unidas Podemos, Ciudadanos, PNV e PDeCAT, con l’astensione di ERC e Bildu e il voto contrario di PP e Vox, quindi non dovrà essere votato nella sessione plenaria del Congresso per diventare effettivo. Le conclusioni della relazione saranno trasmesse direttamente al Governo per la presa in esame.

Da quel momento, ed entro un periodo di 6 mesi, l’Agenzia spagnola per i medicinali e i prodotti sanitari (AEMPS) svolgerà il lavoro necessario affinché i consigli della sottocommissione si adattino ai regolamenti e siano fattibili, consentendo “la disponibilità nel mercato farmaceutico ” di cannabis medicinale.

Tuttavia, sebbene alcuni gruppi parlamentari abbiano descritto questo regolamento come un “passo da gigante”, la realtà nasconde diversi fattori che potrebbero convertire l’iniziativa in un “micro passo”, poiché c’è ancora molto spazio per migliorare il testo proposto, come cercheremo di evidenziare di seguito.

Che tipo di cannabis verrá regolato?

Secondo la proposta concordata, si tratterà di formule magistrali (medicinale preparato dal farmacista individualmente per un paziente) “da estratti o preparati standardizzati di cannabis per uso diretto in determinati casi, garantendone stabilità e uniformità”. Il fiore o il bocciolo della cannabis sono esclusi, sebbene la porta venga lasciata aperta a “preparati di altro tipo disponibili nei paesi dell’Unione europea” nell’ambito dell’uso medicinale. Sempre e solo se coinvolti all’interno di “progetti sperimentali”, concetto indubbiamente troppo ambiguo.

Chi potrebbe accedere alla cannabis medicinale?

Nel suo approccio iniziale, il PSOE ha limitato l’uso terapeutico della cannabis ai due farmaci esistenti (Sativex, per la spasticità, ed Epidiolex, per le convulsioni in due tipi di epilessia). Dopo lunghe trattative, i socialisti hanno accettato di includere molte delle idee degli altri gruppi, così che il rapporto propone di estendere l’uso medicinale all’endometriosi e al dolore oncologico, oltre al dolore non oncologico (anche neuropatico), la spasticità in pazienti con sclerosi multipla, alcune forme di epilessia, nausea e vomito conseguenti alla chemioterapia. Con la possibilità di ampliare “ad altre indicazioni terapeutiche quando gli studi forniscono evidenze coerenti”.

I pazienti potranno autocoltivare in casa?

Tuttavia, la Commissione ha votato contro l’emendamento di Unidas Podemos, ERC e Bildu che voleva consentire l’autocoltivazione delle cime fiorite della cannabis (i boccioli) per “i pazienti con prescrizione medica che optano per questa via di accesso”. Si tratta quindi di una normativa molto restrittiva, visto che attualmente sono centinaia di migliaia le persone che stanno utilizzando questa risorsa alle quali questa legge non ha intenzione di fornire risposte, un settore importante di pazienti che continuerà a rimanere in un limbo legale e addirittura di fare un passo indietro, dovendo ricorrere nuovamente al mercato nero.

Dove si potrá distribuire la cannabis?

Una delle novità più importanti è che si apre la porta alla distribuzione della cannabis terapeutica nelle farmacie, come sostiene, ad esempio, Unidas Podemos. Il testo finale stabilisce che si inizierá “dalla rete delle farmacie del sistema sanitario, con preferenza nelle farmacie ospedaliere ed esplorando l’alternativa delle farmacie comunitarie che possono soddisfare i requisiti”. Requisiti che, però, non sono specificati nel documento.

Chi potrá prescrivere marijuana?

Secondo le linee guida, la prescrizione dovrebbe essere realizzata “esclusivamente” da operatori sanitari, “in un contesto privo di potenziali conflitti di interesse” e “preferibilmente” da medici specialisti. Ma non più solo da specialisti che si occupano delle aree per le quali la cannabis medica verrà indicata, come voleva il PSOE all’inizio, e che “dovrebbe essere promossa la formazione all’uso terapeutico della cannabis tra questi professionisti medici”, sottolinea il testo. Come verrà affrontata questa formazione, rimane un mistero.

Come si controllerá la cannabis?

Il rapporto consiglia inoltre l’implementazione di un registro centralizzato dei pazienti basato sui registri di ciascun Servizio Sanitario Autonomo. È stato inoltre raccomandata la valutazione periodica dell’uso terapeutico della cannabis e i dati sul consumo nella popolazione. Pertanto, sia l’AEMPS che il Piano nazionale sulla droga (PNSD) dovrebbero redigere un rapporto annuale che includa informazioni sui servizi prescritti, i pazienti trattati e i volumi di prodotti erogati, al fine di “migliorare progressivamente la conoscenza del farmaco” .

Cosa succede con la marijuana ricreativa?

La Commissione, invece, ha respinto le votazioni private di Ciudadanos, che intendevano aprire il dibattito sulla regolamentazione della cannabis anche in ambito ricreativo. Dal PSOE sono stati schietti su questo: “Abbiamo cercato dal minuto 1 di non confondere la cannabis per scopi terapeutici con uso ricreativo. Sono due dibattiti diversi. Uno sarà in grado di aiutare le persone con dolore, l’altro non aiuta”, ha stabilito il partito del presidente Pedro Sánchez.

Cosa ci possiamo aspettare da questa regolamentazione?

Dopo l’approvazione di quanto sancito da parte del Congresso, restano molte domande a cui rispondere in merito al tipo di normativa che verrà in fine stabilita. Ad esempio, quanti pazienti ne beneficeranno, quanto dovranno pagare e in quale situazione rimarranno coloro che cercano il proprio consumo attraverso l’autocoltivazione?

Resta quindi da vedere come sarà la distribuzione della cannabis attraverso i canali amministrativi, poiché attraverso l’autoconsumo, un uso più che consolidato nella nostra società, sarebbe senza dubbio più economico e più accessibile.

Inoltre, in altri paesi in cui la cannabis medica è legalizzata, i pazienti non sono convinti dei prodotti prescritti dallo Stato ed si rivela più facile per loro accudire al mercato illegale, dove hanno possibilità di scelta. Per questo il Governo deve dettare, soprattutto, come si adegua questa norma senza favorire terzi (come le multinazionali del settore) e un mercato fraudolento che esiste da sempre.

Perciò, nonostante sia stato approvato un progetto che è la bozza della futura legge, tutto rimane ancora in sospeso. Intanto il Governo non contempla né menziona cifre, neppure approssimative; anche se secondo diverse associazioni si potrebbe parlare, nella fase iniziale, di cifre che oscillano tra le 250.000 e 500.000 persone. E servirle tutte, assicurandosi che non manchi loro la cannabis entro le scadenze stabilite, sembra un compito molto complicato.

Kannabia seed Company vende ai suoi clienti un prodotto da collezione, un souvenir. Non possiamo e non dobbiamo dare consigli sulla coltivazione perché il nostro prodotto non è destinato a tale scopo.

Non siamo responsabili dell’uso illecito che potrebbe essere fatto da parte di terzi delle informazioni qui pubblicate. La coltivazione della cannabis per autoconsumo è un’attività soggetta a determinate restrizioni legali che variano da stato a stato. Si consiglia di rivedere la normativa vigente nel Paese di residenza per evitare di incorrere nello svolgimento di un’attività illecita.

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